Il capriolo di Serre da Bouc

In una fredda giornata autunnale la salita da Villaretto Superiore verso Seleiraut scalda non solamente il corpo ma anche il cuore.
Antiche case sistemate con cura, orti che ancora offrono le loro verdure, alberi che attendono di crescere e fontane curiose che gettano acqua in un cerchio di ghiaccio.
Lungo il sentiero segni di un’umanità volta al divino e nel contempo rivolta alla terra, al lavoro, alla maestria delle opere.

La natura in questo periodo e in questo momento rivela piccole meraviglie: steli d’erba verdissima chiusi in scrigni di ghiaccio, rovi di more che ti sorprendono per la varietà di colore, diamanti di gelo che si sbriciolano al tiepido calore del sole novembrino.
Poco oltre Seleiraut, sulla destra, Serre da Bouc.

Il piccolissimo villaggio è silenzioso. Solamente il suono lontano dell’acqua che precipita da una cascata riesce a farsi sentire.
Pian piano anche questo suono diventa impercettibile e davvero ti rendi conto della potenza del silenzio.
Gli alberi dai tronchi piegati che paiono quasi avvolgenti poltrone per spiriti della montagna intenti al riposo catturano l’immaginazione e l’alto volo, forse di una poiana, obbliga lo sguardo a posarsi sul contrasto di colori fra cielo e terra.
Può succedere allora che un improvviso colpo, come un cozzo contro un ramo, seguito da un verso irriconoscibile e tremendo scateni una paura che ti inchioda al terreno.
La fuga è pensata quando il respiro si ferma e gli occhi vorrebbero cercare ma temono l’ignoto. Rimane solo l’attesa. Altri colpi sopraggiungono e immediato lo stesso incomprensibile verso sovrasta il silenzio. La ragionevolezza suggerisce di guardare, cercare con gli occhi il luogo ove l’orecchio ha colto questo spaventoso suono, ma le gambe sono già in azione, lo zaino è già stato richiuso e Serre da Bouc è già lontano.
I fantasmi della mente hanno preso il sopravvento.
Quando il cuore rallenta il ritmo si comincia a capire. Per essere ammessi nell’armonia dell’universo naturale che unisce gli alberi, gli animali, i piccoli fiori, l’acqua, il gelo, il calore del sole e l’umanità occorre un lungo esercizio.
Quel giorno il capriolo di Serre da Bouc ha appreso quanto può essere grande il coraggio degli umani.
(C. Reymondo)