La strada delle vette

Il Colle dell’Assietta

È capitato a tutti di ideare un programma, farsi un progetto, scegliere degli obiettivi e poi mutare alcuni punti, pensare a nuove strategie e raggiungere altri obiettivi.
In una bellissima giornata di luglio in sella alla bicicletta l’obiettivo era pedalare sulla strada che dal bivio per il Colle delle Finestre raggiunge il Colle dell’Assietta. Una strada costruita negli anni 1938-39 che farà parte del sistema difensivo noto come Vallo Alpino. I pensieri vanno alla storia, a quegli anni costellati di vicende terribili per l’Italia e l’Europa. Una strada percorsa ora da chi per lavoro deve recarsi nelle bergerie o da chi la frequenta per turismo perché i paesaggi che si offrono alla vista sono di una bellezza mozzafiato. Numerosi sono i motociclisti che da ogni parte d’Europa transitano su questo percorso e il loro saluto unito ad un’andatura rallentata ulteriormente quale gesto di gentilezza nei confronti di chi con la pedalata polvere non crea accompagna la mia escursione. Fra un pensiero e un saluto arrivo al Colle dell’Assietta a quota 2472 m. L’indicazione del Gran Serin mi suggerisce di proseguire per raggiungere un insediamento militare costruito nel lontano 1890. Alloggiamenti, magazzini, scuderie, infermeria e addirittura un ospedale da campo attrezzato costituivano questo grande complesso attraversato proprio da quella che si può definire la prima strada militare che univa il Colle dell’Assietta con il Colle delle Finestre. Muri giganteschi, pietre che divennero riparo, fossati difensivi spiccano contro l’azzurro del cielo. Nessuna battaglia ne scalfì le pietre. La caserma venne utilizzata come campo base per le esercitazioni delle truppe e nel 1928 restò avvolta dal silenzio dell’abbandono definitivo.

Fiori alpini

La strada militare prosegue. È difficile rinunciare a seguirla anche se so che poi occorrerà ancora faticare un po’ in salita. Proseguo. La neve è ancora sul bordo della strada che pur mantenendo una fisionomia dignitosa con i suoi muretti di sostegno soffre per alcune frane che vorrebbero trasformarla in un sentiero. A quota 2551 m il Colle delle Vallette, dove il duca Vittorio Amedeo II pose l’accampamento nel 1708, e poi la salita per aggirare la Cima Ciantiplagna. A quota 2745 m la fatica vera e propria è finita. Ora si scende.
La stazione eliografica di Punta Mezzodì appare dalla strada come un cubo di pietre con alcune finestre. Da queste aperture partivano i segnali creati da lampi di luce solare catturati da uno specchio verso altri posti fortificati. Almeno così doveva essere secondo la tattica militare di fine ottocento che però non aveva fatto i conti con la nebbia della montagna che a quelle altitudini sovente fa la sua comparsa. La difficoltà poi a catturare velocemente il segnale luminoso fece sì che il sistema venisse poco utilizzato cedendo il passo al telegrafo e più tardi al telefono.
So che poco più a valle mi attende un luogo da leggenda, il Colle della Vecchia con il caratteristico pietrone posto in mezzo, il Dente della Vecchia. L’antica leggenda aleggia nell’aria ma l’attenzione è catturata dal colore dei fiori che contornano la strada militare. Sembra un giardino roccioso creato da mani esperte lo spazio che sovrasta l’antica pietra miliare che conteggia i chilometri.
A volte un cambiamento di programma e un pizzico di coraggio nel modificare un progetto possono farti raggiungere obiettivi che danno soddisfazione e recano conoscenza. Quando le ruote toccano l’asfalto della strada che porta al Colle delle Finestre mi rendo conto che quei chilometri trascorsi in sella mi hanno regalato un tuffo nella storia indimenticabile lungo una strada militare che vide anche nel 1900 un’auto dell’epoca salire da Fenestrelle e giungere dopo quattro ore e mezza sotto la cima del Ciantiplagna.
(C. Reymondo)

Verso il Colle dell’Assietta

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