I laghi del Gran Seren

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Il Lago Grande del Gran Seren, a essere precisi, non è in Val Chisone ma in Val di Susa; siccome ci siamo dati la regola di raccontare soltanto di quanto c’è in Val Chisone, dovremmo dunque astenerci dal parlarne.
Ma per una volta facciamo un’eccezione. Per due motivi: il primo perché il lago sorge poche decine di metri oltre il crinale che divide le due valli e lo si raggiunge più facilmente dalla Val Chisone; il secondo, più importante, perché è bellissimo.
Quando, giungendo dalla Val Chisone seguendo il sentiero che sale dalla strada che conduce al Colle dell’Assietta, si scollina, lo sguardo e l’attenzione sono tutti attratti dalla grandezza della caserma del Gran Seren, diroccata e male in arnese, ma imponente e severa nella sua rovina. Bellissima anche lei.

La caserma del Gran Seren

Soltanto in un secondo tempo l’occhio, dopo aver spaziato sulla Val Susa e sulle nuvole che sempre incorniciano le sue montagne, cade sul lago sottostante, rimanendone folgorato, come sempre succede quando si incontra una meraviglia inattesa.
A dispetto del nome, il Lago Grande del Gran Seren non è molto grande, e neppure molto profondo, ma è tutto contornato dai prati. Un granello azzurro come il cielo posato su un tappeto verde intenso.
Occorrono una quindicina di minuti per raggiungerlo lungo una comoda strada che scende dal colle, qualcosa in meno se l’impazienza spinge ad arrivarci andando giù dritto lungo il pendio.
Nell’acqua si muovono nugoli di girini e sulle rive non è raro incontrare le rane, temporarie, o rane rosse, che li hanno generati.
Si scorge tutto quel che c’è sul fondo, piccoli sassi, larve di insetti, resti vegetali portati lì dal vento o gettati da gitanti poco rispettosi: perché quando si raggiungere un lago la tentazione di tirarvi dentro un sasso per vedere la nascita impetuosa delle onde e la loro repentina scomparsa, la tentazione, dicevamo, è grandissima. E se non si trova un sasso va bene qualsiasi altra cosa, anche vegetale.
A tratti la brezza nasconde tutto increspando l’acqua, formando un insieme di infiniti minuscoli specchietti a luccicare negli occhi: un lago d’argento che cancella i riflessi, oltre a fermare lo sguardo che corre indiscreto nella culla dell’acqua.
Poi il vento cessa di colpo e le nubi all’orizzonte si riflettono con rinnovata vanitosità.
Poche cose sono belle al mondo come il cielo che si specchia nell’acqua, annullando la distanza tra lui e la terra, facendone un tutt’uno, dando l’illusione a chi osserva di appartenere e poter percorrere l’uno e l’altra.
La pace regna serena attorno al lago, assieme al silenzio, dono prezioso sempre meno praticato, ed è un peccato, perché il silenzio è il condimento migliore per apprezzare quanto ci circonda. Ed è un modo per mostrare rispetto.
Signori gitanti e turisti, per favore, non cedete agli schiamazzi; parlate sottovoce, ché nel silenzio del luogo le vostre parole non vanno perse e così potrete godere anche voi appieno della meraviglia del Lago Grande del Gran Seren.
Un’ultima nota. Perché Lago Grande? Perché poco più avanti, andando verso il Colle delle Finestre lungo la strada militare pedonale, si incontra quello piccolo, il Lago Piccolo del Gran Seren.
Che non è da meno del fratello maggiore. Andare a vederlo per credere.

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