Dai neve!

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Il massiccio dell’Albergian

Il caldo è intenso e l’aria tersa come poche volte accade. Siamo a Pian dell’Alpe, Usseaux.
Un mare di persone, a piedi, in bici, in auto, in moto e in quad affolla le strade che dal basso conducono al Colle, fuori vista, dell’Assietta e a quello delle Finestre che, tra le sue due sentinelle, Française Pelouse e Pintas, ci copre le spalle. Di fronte il massiccio dell’Albergian.
Le montagne dell’infanzia, assieme al Ciantiplagna.
Non avevano nulla di particolarmente speciale, ma le cose, ai bambini, appaiono molto più grandi di quanto siano; più importanti, e più belle. Le mitizzano.
L’Albergian perché superava i 3000 mt di quota, il Pintas e il Française Pelouse perché erano vicini, il Ciantiplagna perché, visto da sotto, era ancor più immenso.
Nessuna di quelle vette ci aveva ancora ospitato, né sapevamo se mai l’avrebbe fatto.
Il tempo è trascorso, di corsa, a volte di fretta, e tutte ci hanno svelato i loro segreti e accolto in pace con affetto, chiedendo in cambio soltanto un po’ di rispetto.
Eccole ancora a guardare dall’alto gli umani corridori, anche oggi, come sempre.

Le macchioline di neve

Sul massiccio attorno all’Albergian biancheggia ancora qualche macchia di neve; sembra incredibile, con questo caldo, in questo frastuono, nella polvere dei quad. Macchie di neve, rimasta dall’inverno scorso ormai lontano e dalla primavera nevosa.
Attorno è tutto bello. Gli occhi corrono senza posa da un punto all’altro, vicino e all’orizzonte, mentre l’aria carezza la pelle; ma è sulla neve che indugiano: ancora neve, a inizio settembre, ancora lì.
Ce la farà ad aspettare quella che tra poco giungerà in suo soccorso?
Ora è il pensiero che corre, più veloce degli occhi; è bello lasciarlo andare.
Si, ce la farà, quella neve. Siamo a settembre ormai, manca poco al freddo che presto poserà piede sulle vette più alte. Un po’ di nebbia e un po’ di nuvole daranno una mano.
‘Dai neve, stringi i denti. Se fosse possibile, copriti’.
Quelle macchie bianche piccole e timide sono bellissime, sono un ponte nel tempo e per un attimo lo fermano, come i primi fiori in primavera quando il suolo è ancora marrone rossiccio di freddo eppure riescono a macchiarlo di colore.
Come i fiori di epilobio – Epilobium angustifolium – che coprono di violetto la prateria per farne una scala verso il blu attraverso le nuvole soffuse.
‘Dai neve, siamo con te’.

Epilobio e nebbia

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