Tutto silenzio

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Così come la primavera sale, dal fondovalle verso le vette più alte, di alcune decine di metri al giorno, allo stesso modo il freddo scende. E non aspetta l’inverno per farsi vedere e sentire.
In basso il mondo è ancora verde, non soltanto dove regnano i pini, ma anche nei prati e nelle conche più umide. Le latifoglie si colorano lentamente verso i gialli rossi marrone e, appena sopra, i larici indugiano a tingere d’oro gli aghi e a lasciarli cadere, un po’ alla volta, al suolo.
Le praterie più alte sono tutte marrone, il paesaggio è uniforme; soltanto le rocce, ogni tanto qua e là, tingono di grigio la coperta uniforme della terra.
Spenti tutti i suoni. Le mandrie, i pastori e i turisti non ci sono più, è tutto silenzio. Persino il vento è intimorito a turbare tanta quiete e spira piano piano.

Le vette sono bianche, la neve è arrivata presto e in molti punti non scioglierà più. Dove c’è lei, dove ha ripreso il potere, non è autunno, è già inverno.
Rari uccelli vagano ancora alla ricerca degli ultimi insetti, o di piccoli semi dove le mandrie hanno lasciato qualcosa. Ma presto anche loro scenderanno più in basso, fino agli alberi, o lungo i torrenti, dove la vita non si ferma mai, nemmeno col freddo.
Lassù restano le nuvole e il cielo, finalmente azzurro profondo che abbaglia e attrae, qualche camoscio e l’aquila che, finita la stagione delle marmotte – adesso sono tutte a dormire – s’aggira alla ricerca di pernici e lepri di montagna; ma presto anche lei scenderà un po’ verso valle.
È tempo di rallentare e riposare.
Dovremmo farlo anche noi. Un po’.
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