L’arco di Punta Croc

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(Con il contributo di U. Poet).
L’arco in mattoni di Punta Croc incornicia la Val Germanasca e i tetti delle case di Perrero in un unico quadro.
Da qui partiva una delle teleferiche usate per portare a valle il talco. Da qui è passato il prezioso minerale che ha raggiunto tutto il mondo, dal 1893 al 1960.
Talco di pregio, da giustificare tanta fatica e tanta sapienza: talco per la farmaceutica, per la cosmetica, per le lavorazioni speciali. Talco di pregio, tanto da comportare l’applicazione delle tecniche di trasporto più moderne e più efficaci, realizzate dalle genti della valle.
Talco di pregio, che per più d’un secolo ha nutrito molte famiglie, vissute sotto i tetti che appaiono in basso.
Talco di pregio che non ha evitato la silicosi ai minatori e i numerosi lutti che ha comportato.
La storia della Valle Germanasca, oggi tra le più belle dell’arco alpino, è indissolubilmente legata al talco, un silicato di magnesio il cui nome deriva dall’arabo talq. Ma noi, chinandoci alla lingua delle genti della Val Germanasca, lo chiameremo peiro douco, pietra dolce, a indicare quanto sia tenero, tanto da poterlo graffiare con un minima pressione dell’unghia.
Tutto questo, e cento altri pensieri, corrono alla mente sostando di fronte all’arco di Punta Croc.
Un monumento quell’arco, come lo erano quelli dell’antichità, ma più bello, perché non celebra guerre e vittorie, e sangue e lacrime e morti chiamati eroi, ma il lavoro, la sapienza del lavoro, la volontà di costruire.
A contorno, ruote, catene e pulegge di ferro appena toccate dalla ruggine. Persino il legno delle travi sembra beffarsi del tempo.
Perché i monumenti sono per superarlo il tempo, per correre nel futuro a ricordare la storia.