Il calendario della tordela

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Da un po’ di tempo a questa parte non ne indoviniamo una manco a pagarla.
Se mettiamo il cappello il cielo si rannuvola, se prendiamo l’ombrello esce il sole, se indossiamo il cappotto arriva il vento di favonio – il tedesco Föhn. Insomma, abbiamo litigato col meteo. Che per altro, di massima, ci somiglia: se gli esperti prevedono vento piove, se raccomandano l’impermeabile il sole rompe le pietre.
Se prevedono neve… ci azzeccano, come diceva quel tale.
Noi no, su questa neve tardiva così abbondante, non avremmo scommesso una foglia secca.
Se n’è arrivata di notte, come da migliore tradizione, alla chetichella per farci sorpresa al mattino.
Avevamo messo via le pale – figurarsi se a metà marzo nevica ancora, al più una spolverata…
Invece siamo daccapo: pala e spalare.
Paesaggio natalizio bellissimo, mancano soltanto il presepe e le bocce rosse appese all’abete. Sostituisce gentilmente l’agrifoglio.
Le primule sono sparite, come i campanellini: per vederli si scava. Tutto bianco, anche i prati che timidamente si stavano tingendo di verde.
L’unica che fa finta di niente è la tordela, Turdus viscivorus, una cugina del merlo. Continua a volare e a cantare come nulla fosse, a difendere un regno enorme che si rimpicciolirà mano a mano che andremo avanti nel tempo e arriveranno altre tordele a reclamare un pezzo di terra, ché anche loro avranno famiglia.
Forse la tordela si basa soltanto sul calendario, ne avrà uno appeso al muro come noi, e il calendario dice che tra pochi giorni sarà primavera, quella nota a tutti del 21 marzo.
L’altra, quella astronomica, che quest’anno cade il 20 marzo, ore 9.37, non la segue nessuno.
Tutto a un tratto ci assale un dubbio: l’abbiamo girato il foglio del calendario? Non è che ce ne siamo dimenticati e l’abbiamo lasciato fermo a gennaio? Se fosse, già che il meteo non segue le regole: mica sa interpretare il cielo e le ore di luce, lui.
Andiamo subito a controllare.
Intanto cerchiamo la sciarpa.

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