1° Maggio ’21: quasi tre al giorno

con Nessun commento

La festa del 1° maggio, o Festa dei Lavoratori, ha radici lontanissime nel tempo: nell’Illinois, Stati Uniti, dove il 1° maggio 1867 si festeggiò l’ottenimento della giornata lavorativa di otto ore.
Da allora la ricorrenza, accompagnata dalle rivendicazioni salariali e sociali dei lavoratori, si è diffusa in tutto il mondo. In Italia fu istituita nel 1890. Nel ventennio fascista, dal 1924 al 1944, fu anticipata al 21 di aprile, facendola coincidere con il Natale di Roma e chiamandola “Natale di Roma – Festa del lavoro”.
Dal 1945 fu ripristinata al 1° maggio: Festa dei Lavoratori, cioè di quanti vivono del proprio lavoro e non grazie a posizioni di rendita acquisite per nascita, censo o con altri mezzi.
Festa politica dunque.
Forse festa è un termine non del tutto corretto. Lascia spazio a interpretazioni diverse. Feste sono il Natale e la Pasqua, Capodanno, ad esempio, quando si ricorda, si celebra e al tempo stesso si festeggia, non lavorando, mangiando, restando in compagnia di chi ci piace, ballando e cantando.
Da qualche decennio si festeggia il 1° Maggio con grandi concerti musicali.
Un modo che lascia un po’ in secondo piano il significato originale, essenzialmente morale, di impegno, di giustizia rivendicata.
Per questa Festa dei Lavoratori 2021, viste le condizioni di precarietà sempre più diffuse del lavoro, della salute, dei diritti in generale, vogliamo fare un passo di lato, come usa dire. Vogliamo festeggiare in modo diverso.
Vogliamo celebrare la Festa ricordando quanti per il lavoro e sul lavoro sono morti. Non per ottenere diritti. No, soltanto per lavorare.
Parliamo degli incidenti mortali.
Negli ultimi anni in Italia i morti per incidenti sul lavoro sono stati quasi tre al giorno. Una strage. Oltre mille all’anno.
Ogni tanto se ne parla. La moda di qualche giorno. Poi silenzio. Bisogna aspettare morti che colpiscano particolarmente, spettacolari, che facciano notizia. Se no, nulla.
Le cause sono sempre le stesse: aumentare i ricavi e diminuire le spese per massimizzare i profitti. La sicurezza è una variabile, spesso disattesa dagli stessi lavoratori; non per scelta ma per obbligo.
Viene in mente ‘Il quarto stato’, gigantesco dipinto a olio su tela di Giuseppe Pelizza da Volpedo.
Marciano compatti i proletari, con unica ricchezza la dignità del viso e la pulizia delle mani; le donne, poche, sono scalze.
Il dipinto fu realizzato tra il 1898 e il 1901.
È trascorso più di un secolo. Sono cambiati gli abiti, nessuno è più scalzo.
Soltanto i visi, a parte le acconciature, sono gli stessi di oggi. Come se il tempo si fosse fermato. Ma non si sono fermati gli incidenti mortali.
Oggi la scena del dipinto non si potrebbe rinnovare, non sono possibili gli assembramenti. Ma se anche non ci fosse il covid, oggi gli eventi si celebrano via social e tv: c’è chi ci pensa per noi e di morti sul lavoro parliamo quando è ritenuto opportuno.
Per tutti questi motivi, la Festa dei Lavoratori 2021 noi la dedichiamo a chi, per lavorare, non c’è più.
Non festeggeremo.