Chissà cosa pensa…

con Nessun commento

L’erba è alta e folta. La grande umidità, le frequenti piogge, la nebbia quasi eterna, hanno reso ideale l’ambiente per la crescita della vegetazione dei prati. Gli steli arrivano quasi alla pancia, per la gioia di mandrie, greggi e pastori.
Non abbastanza alta, tuttavia, da nascondere le chiazze arancio dei gigli di San Giovanni. È il loro momento.
Prima in basso poi, lentamente, sempre più su, colorano di meraviglia il mare verde dei prati.
Ne scorgi uno, è la sua macchia ad attrarti gli occhi da lontano. Lo fissi e mentre gioisci, perché è impossibile non gioire di tanta meraviglia, scorgi i suoi fratelli: qualcuno nascosto perché più piccolino, altri poco visibili perché i colori li celano nei boccioli non ancora schiusi. Scopri che sono tanti, suddivisi per famiglie: una qua, una là, una dietro quel cespuglio, un’altra ancora sul crinale.
Adesso che li cerchi sono ovunque.
Durerà poco, come tutte le cose belle; le corolle arancio lasceranno cadere i petali, resteranno gli scheletri che lentamente si gonfieranno e da lì si spargeranno i semi, tutto attorno, anche un po’ più lontano se il vento sarà generoso e darà una mano.
Funziona così.
Per questo abbiamo parlato, impropriamente, di famiglie, ma è innegabile che quelli vicini sono tutti parenti, tutti fratelli.
È importante non raccoglierli. Lasciare ai fiori il tempo di maturare i semi e al vento di spargerli. Perché è vero che tanto rimane il bulbo, ma altrettanto è vero che i semi aiutano l’espansione e la vita di questi bellissimi fiori.
Così tra un anno sarà di nuovo spettacolo, ancora meraviglia. Sempre uguale, dirà qualcuno. Si, ma sempre bella.
Se i gigli di San Giovanni non ci fossero, bisognerebbe inventarli, e non sarebbe certamente cosa facile; non stupisce, se è vero che li ha fatti, assieme a tutto il resto, il Buon Dio…
Dimenticavo: sono a protezione assoluta. Ma di questo, nel nostro paese da burla, non gliene frega niente a nessuno.
Peccato.
Chissà cosa ne pensa il Buon Dio…