‘Grosa baboia cun i’ale’

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Dicono sia il più grande coleottero europeo. 8 -10 centimetri.
Grande lo è, interessante a vedersi e curioso, senza dubbio bello per un entomologo. E pure per chi ama le vite naturali di casa nostra, anche se, prima di prenderlo in mano – cosa che all’interessato non piacerebbe certamente – ci penseremmo due volte.
Parliamo del cervo volante, Lucanus cervus per gli istruiti, un insetto sempre più raro, che ha bisogno di alberi nei cui ceppi e buchi conduce la propria esistenza; soprattutto ha bisogno di un ambiente non troppo sporco e di stagioni non troppo squinternate.
Impossibile non notarlo in volo. La posizione verticale cui è obbligato per equilibrare il peso delle corna, non lo lascia passare inosservato; il volo non è precisamente elegante e veloce, ma scoprirlo è un piacere, come è bello guardare le corna, che da bambini consideravamo armi terribili e dunque da sfuggire e evitare.
Per la gioia del cervo volante che così poteva andarsene tranquillamente per i fatti suoi.
In realtà non si tratta di corna, ma di mandibole, molto più sviluppate nel maschio che nella femmina, tanto sproporzionate che in pratica non possono essere utilizzate, perché troppo pesanti rispetto al resto del corpo; vanno invece benissimo per pavoneggiarsi nel periodo degli amori e mostrare il proprietario più temibile di quanto non sia in realtà.
Nella femmina le corna sono assai meno sviluppate, ma molto più efficienti, capaci di mordere il legno e fornire una valida difesa.
Come dire che apparire non basta, anche se oggi molte correnti di pensiero suggeriscono il contrario.
Animale mitico il cervo volante. I Romani gli attribuivano poteri benefici. Le sue mandibole venivano utilizzate per la costruzione di ciondoli e amuleti, capaci di proteggere i bambini dalle malattie.
Non sappiamo come lo chiamassero i nostri padri. Indubbiamente la presenza di un animale tanto particolare non poteva passare inosservata. Certo il fatto che non fosse commestibile giocava a sfavore della popolarità del cervo volante – ma a favore della sua salute. Probabilmente lo classificavano genericamente nella categoria delle baboie, delle grose baboie cun i’ale, grossi insetti alati.
Oggi che sappiamo tutto di lui, anche il nome scientifico, è quasi scomparso, come tanti altri animaletti dei quali non soltanto non ci curiamo, ma nemmeno sappiamo che esistano.
È lo sviluppo…
Peccato.