‘Foliage’ e ‘Dilunghering’

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Foliage

Quando eravamo bambini, tanti anni fa, la scuola iniziava inesorabilmente il 1° di ottobre, in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Una certezza, come il Natale, il XXV Aprile e il 1° novembre.
Una delle prime cose tradizionalmente imposte dalla maestra, ‘I colori dell’Autunno’. Per cominciare l’anno in leggerezza, in modo soft, dovremmo dire. Colori, era ovvio, delle foglie degli alberi.
Non era poi così interessante, perché quei colori ci erano arci noti, ma se quella era la condizione per uscire da scuola – a quei tempi s’usciva ben poco – evviva i colori dell’Autunno.
Oggi non si dice più così, non si dice più ‘Andiamo a vedere i colori dell’Autunno’. Si parla di foliage. (Fare) foliage. Più breve, sintetico, soprattutto più esotico. Finezza. Difatti s’usa il francese.
Chissà perché, poi, non parlare di leafering, o meglio ancora tree leafering. O, più ‘casarecciamente’, fogliering. Vogliamo trascurare l’inglese?
Siamo incorreggibili nostalgici, lo ammettiamo, perché amiamo incondizionatamente il nostro italiano, quello che usa la punteggiatura e pure i congiuntivi; ma questo uso smodato di pseudo neologismi esotici ci mette in difficoltà, ci confonde.

Snowering

Allora per una passeggiata sulla neve si deve dire snowering? Oppure neigealler, alla francese?
Che dire poi di quanti, come noi, amano l’acqua e l’andar per ruscelli e torrenti… Acquering? Watering?
E così via. Andare in una giornata di vento per godere degli uccelli che giocano nell’aria agitata si dirà ventilation? Footventilation?
Lunering per uscire di notte a mirare la luna? Inutile continuare.
Va da sé – It is obvious ?- che ogni attività ha una sua specifica attrezzatura. Mica volgari scarponi per il bosco o la montagna, o stivaletti per l’acqua, una maglietta se si va in estate o una giacca a vento se si affronta il gelo. No no. Tutta roba tecnica, bollata e firmata.
Ci si perdonerà se non riportiamo i possibili termini specifici, esterofileggianti, ma la nostra conoscenza non lo consente. Basterebbe imbracciare un vocabolario, è vero, o meglio ancora chiedere aiuto a google, ma è un po’ contro le nostre preferenze. Le nostre abitudini, le nostre frequentazioni.

Lunering

Sarà perché quella maestra di tanti anni fa, che ci portava fuori dalla scuola a vedere i colori dell’autunno, ci parlava in italiano, e pure ce lo insegnava, sarà perché abbiamo ampi limiti, sarà come abbiamo detto che siamo inguaribili nostalgici, sarà per tutto questo, ma noi siamo affezionati alla nostra vecchia cara lingua italiana, non più esattamente quella di Dante – quest’anno se ne parla tantissimo ma tempo pochi mesi e anche su di lui ricadrà l’obblio – ma quella che ne è figlia.
L’italiano, che offre infinite sfumature e finezze che gli anglosassoni nemmeno si sognano; l’italiano che suona come musica; l’italiano che porta dolcezza e sorrisi.
L’italiano che è la lingua della mia Gente.
Scusate il mio dilunghering.
Ora esco a vedere i colori dell’autunno.

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