Il viale dei ghiacci

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Le valli unite

Punta Ceresa è l’estremo lembo di terra che tiene divise la valle del Chisone da quella del Germanasca.
Ceresa in piemontese significa ciliegia. Chissà, forse un tempo vi abbondavano i ciliegi, ma ne dubitiamo; oppure, semplicemente, quel posto è tanto bello da poterlo paragonare alla mitica ciliegia sulla torta.
Non è alto, 1268 metri, ma è forse il più bel balcone naturale della valle. Davanti non c’è nulla a chiudere lo sguardo che, scendendo ripidissimo, dà l’impressione di poter volare sui tetti di Pomaretto e Perosa Argentina, e più giù di Pinasca.
Difatti lì è area di lancio per chi ama il volo a vela senza fracasso di motori.
Peccato sia esposto in pieno a Sud, così che il sole spesso si oppone alla vista; in compenso propizia giochi di luce davvero speciali. Come speciale è il luogo.
L’unione di due valli ha valore simbolico, è luogo cardine, come lo sono i colli. Questi permettono alle genti di parlarsi, di sentirsi fratelli di valle, quella addirittura le unisce le genti, facendone di due una soltanto.
Tanta particolarità è espressa anche dalla morfologia della terra.
Per giungere a Punta Ceresa si può partire dal villaggio dei Faure e dopo una salita non lunga ma impegnativa per un sentiero tutto selciato, si svolta a destra. E si scende. Da Nord verso Sud.
Chissà perché m’han fatto salire tanto, ti chiedi, se poi devo scendere.
Attorno il bosco è sovrano; faggi a sinistra nella parte fresca, querce e piccoli castagni, le brope, sulla destra. Più un buon numero di pini a profumare tutto e a ospitare piccoli uccelletti, così che quel posto non è mai muto.

Il ‘viale’ di Punta Ceresa

Poi il suolo spiana. Tutto facile andare, nessuna fatica. Si procede in un paesaggio di fiaba. È un viale quello che si percorre, coperto di alberi, soffice d’aghi di pino al suolo.
Lì, nella notte dei tempi, i ghiacciai della Val Chisone e della Val Germanasca si incontravano, e uno contrastava fieramente l’altro; uno voleva vincere e l’altro pure; uno spingeva forte per allagarsi il passaggio e l’altro anche. Così, come due forze uguali e contrarie si annullano, così quei ghiacci immensi pareggiavano gli sforzi, e nessuno riusciva a vincere, col risultato di contendersi all’infinito quella lingua di terra, facendola liscia, sottile, piana e bella bella.
Un viale di meraviglia hanno costruito, che conduce verso Sud, verso il vuoto, e sotto, quando non ci pensi più, ecco il mondo degli uomini. Case e casette, vicine e fitte fitte come nei villaggi alpini, da Pomaretto a Perosa, e due acque, così che quella terra è piena di ponti, su entrambe i grandi torrenti che anche loro si uniscono in una unica acqua, per percorrere assieme gli ultimi chilometri che mancano a raggiungere la pianura.
Tutto a Punta Ceresa, dove ciliegie proprio non ce ne sono, ma molto di più aspetta chi vi si reca.

L’unione tra il Chisone e il Germanasca