Lettera ai bambini

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La tordela mentre canta

Queste righe sono dedicate ai bambini, e siccome i bambini non sanno leggere, prego i papà e le mamme e i nonni di leggere loro e di raccontare ai piccoli, a quelli che stanno a casa e a quelli che già frequentano la materna o la primaria, così che lo possano spiegare agli altri.

Carissimi bambini e carissime bambine,
oggi sono proprio contento. Questa mattina presto quando sono uscito con Fioca – il nostro cagnone – c’era la tordela che cantava giù in mezzo ai boschi.
La tordela è un uccello della famiglia dei merli, ma un po’ più grosso e soprattutto più colorato. E mentre i merli vivono vicino all’uomo, nei giardini e nei parchi urbani, anche in quello della scuola, la tordela è più selvatica.
Sentire il canto della tordela per la prima volta nell’anno è sempre un avvenimento. Ha un canto dolcissimo, forse un po’ melanconico, ma bellissimo; e canta soltanto se attorno tutto è silenzio.
Si mette sui rami alti delle piante più grandi, ma è molto difficile vederla, e di lì si sgola a tutto il mondo; per dire che quello è il suo territorio, casa sua, e che le altre tordele sono pregate di girare alla larga.
Poi il suo territorio si restringerà mano a mano che arriveranno altre tordele, ma la prima dice sempre che ‘tutto quel che vedi è mio’.
Somiglia un po’ a quei bambini che vogliono tutto per loro. Ingordi.
Ma voi non siete ingordi, vero? Perché papà e mamma vi hanno insegnato che non è bello, e anch’io ve lo dico.
Perché vi racconto tutto questo?
Perché oltre a quello che vi ho spiegato, la cosa più importante è che quando la tordela canta è un po’ come dicesse, gridandolo forte forte a tutto il mondo quant’è largo e quant’è tondo: ‘sta arrivando la primavera, è ora di svegliarsi, è ora di andare’. E la tordela dice sempre la verità.
Per questo sono tanto contento. Amo e ho sempre amato la primavera.
Ci vorrà ancora tempo, farà ancora freddo perché siamo nemmeno a metà marzo, cadrà ancora neve e arriverà anche la pioggia, ma la primavera, quando lo dice la tordela, siatene certi, arriverà.
Così potremo vestirci un po’ meno, fare tante cose belle all’aperto e rimanere fuori un po’ di più.
Mica siamo nati per restare in casa o a scuola tutto il giorno.
Perché noi siamo come le tordele, siamo nati liberi e liberi dobbiamo vivere e restare.
La prima volta che sentirete cantare la tordela, o il merlo se vivete in paese o in città – fa lo stesso, sono cugini – chiedetelo a lei. Vedrete che vi dirà di si.

                                                                                                                       Un nonno che ascolta la tordela

Ahi! Si è accorta di noi

(Immagini di F. Rostagno)